“Il contatto fisico col paziente è il vero segreto della professione medica, anche se non è mai stato riconosciuto come l’abilità centrale ed essenziale ma sempre tenuto in secondo piano… eppure sempre presente, l’imposizione delle mani. Lì, penso, risieda l’atto più antico ed efficace della medicina, il toccare il paziente.”
Per accogliere i neo iscritti all’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Torino, il presidente Guido Giustetto ha citato Lewis Thomas, medico, poeta, politico, saggista, etnologo e ricercatore statunitense, preside della Yale Medical School e della New York University. Un messaggio consegnato questo pomeriggio nell’Auditorium del Centro Congressi del Santo Volto ai 280 medici e odontoiatri presenti dei neo iscritti all’Ordine nel 2025.
Nell’epoca della tecnologia e dell’ingresso prepotente dell’Intelligenza artificiale nel nuovo mondo professionale in cui i giovani si accingono ad entrare, il contatto fisico resta centrale nella relazione medico-paziente. <La tecnologia e la digitalizzazione hanno portato e stanno portando vantaggi, come la riduzione del tempo necessario per ottenere i risultati delle analisi o dei referti radiologici, nonché la possibilità di visitare il paziente a distanza – ha spiegato Giustetto – Tuttavia, questa evoluzione non ha comportato un aumento del tempo dedicato ai pazienti. In molti contesti lo ha ridotto>.
La conseguenza <è che tra medico e paziente non c’è contatto, anzi separazione. Ma il contatto fisico non è solo utile clinicamente, è la dichiarazione di una vicinanza, di un’alleanza, ed esprime la volontà di accompagnare il paziente ovunque la malattia lo possa condurre>. Inevitabile affrontare il tema dell’IA: <E’ una sfida – ha detto il presidente di OMCeO – il medico non può competere con l’IA sulle conoscenze in generale, ma l’obiettivo da raggiungere è gestire la complessità. Il medico avrà sempre il compito di fronteggiare la situazione proteggendo la persona nella sua unicità. L’intelligenza artificiale oggi non può farlo>.

Nei giovani, l’assenza di esperienza, un valore che offre senza dubbio grandi vantaggi ai medici con più anni di carriera alle spalle, può avere un suo lato positivo: consente di partire “senza zavorre, facilita la loro vita in un mondo che cambia”, è l’osservazione del presidente di OMCeO, che di fronte alla platea di ragazzi ha insistito sulla bellezza della professione medica: <Quello del medico non è un “mestiere come gli altri – ha aggiunto – i risvolti positivi di una scelta professionale (o meglio di vita) di questo genere sono tanti ma almeno altrettanti possono essere quelli negativi. E lo sono ancor di più oggigiorno in un servizio sanitario nazionale largamente sottofinanziato, in un contesto organizzativo complesso in cui il medico deve sempre cercare un punto di equilibrio tra pratiche burocratiche da smaltire, turni di lavoro estenuanti, rapporti con i colleghi, responsabilità professionali e consenso informato, contatto con il dolore e la sofferenza, poco tempo per il paziente e – non da ultime – esigenze di vita personale, remunerazione non soddisfacente e rischio di denuncia per colpa medica>.
Nessuna sorpresa, dunque, se tra i medici aumentano il disagio psicologico, il burnout, la moral injury, che portano i giovani a non intraprendere le specialità ritenute più impegnative o socialmente meno appaganti e i colleghi già in servizio a lasciare il lavoro perché si sentono frustrati nel non riuscire a rispondere ai bisogni dei pazienti.

<E siate gentili – è stato l’invito ai neo iscritti – In tempi sferzati da guerre, episodi di violenza e cambiamenti climatici epocali, la gentilezza viene considerata una debolezza. E’ al contrario un atto di resistenza, un baluardo contro la disumanizzazione. In un mondo in cui la violenza sembra avere l’ultima parola, la gentilezza è la testimonianza che empatia e rispetto sono valori indistruttibili, ma anche un’autoprotezione per non lasciarci corrompere da rabbia, odio e cinismo>.
Infine tre consigli per il miglioramento della vita professionale: <Il primo è una tecnica che mi era stata suggerita all’inizio della carriera e si è rivelata preziosa: tenere una cartellina con i messaggi di ringraziamento o di encomio ricevuti dai pazienti. Serve nei momenti di scoramento, per capire la misura del proprio impegno. Utilissima è poi la riflessione sulla “giusta distanza”, di cui ha parlato la dottoressa di pronto soccorso Giulia Protti nel titolo del suo libro pubblicato da Einaudi: “Il confine sottile tra empatia e immedesimazione è difficilissimo da individuare”, scrive. La medicina, in qualunque contesto venga esercitata, tende infatti a oltrepassare i confini dell’orario e del ruolo. Il cosiddetto equilibrio tra lavoro e vita privata appare allora un obiettivo arduo da raggiungere, una tensione costante, cui far fronte nel tempo e che si avverte già all’inizio del percorso formativo>.
Il terzo consiglio è andare fino in fondo, imparare il più possibile: <Non accontentarti del minimo – le parole di Giustetto – Nel contempo coltiva le tue passioni, la tua identità: serviranno a te e ai tuoi pazienti>.
I giovani medici hanno prestato giuramento professionale, accompagnati dalla lettura del testo da parte di un gruppo di loro e hanno ricevuto gli auguri del Consiglio direttivo con la consegna del distintivo dell’Ordine da parte dei Consiglieri presenti. Fra gli iscritti presenti anche i neo Odontoiatri. Per loro, il messaggio della presidente della Commissione Albo Odontoiatri Marta Mello: <La nostra professione ha una base vocazionale e uno scopo sociale da non perdere nel tempo. La spinta ideale va custodita e continuamente riletta. Solo così può adattarsi ai cambiamenti della vita e sostenere l’intera carriera. Inoltre, oggi la professione è sempre più tecnica e supportata dall’intelligenza artificiale, ma questo non deve farci perdere la dimensione umana della cura. L’IA è solo uno strumento e non ha responsabilità: per questo va utilizzata con competenza e spirito critico>.
I coordinatori delle commissioni giovani medici e giovani odontoiatri hanno poi presentato le attività nelle quali i neo iscritti possono essere coinvolti.
Al termine l’intervento di Paolo Narcisi, medico anestesista, presidente di Rainbow for Africa, che da anni opera in Tanzania, Senegal, Malawi, Togo, Kenya, Sierra Leone, Sud Sudan ma impegnata anche nell’assistenza ai migranti sulla rotta alpina dai Balcani verso la Francia e ai senza fissa dimora sulle strade di Torino. Ha ricordato come nel DNA del medico vi sia il sentimento della solidarietà: <Non si tratta di una ‘missione’ come spesso si invoca romanticamente, ma di una professione fondata su studio rigoroso, serietà professionale, onestà intellettuale e profonda passione per la conoscenza e l’umanità>.
In mattinata si è svolta invece la premiazione dei decani della professione. Quest’anno 283 colleghi, medici e odontoiatri, hanno raggiunto il traguardo dei 50, 60 o 70 anni di laurea. I 138 di loro presenti alla cerimonia hanno ricevuto un distintivo al merito per i 50 anni di laurea e una targa di ringraziamento per i 60 e i 70 anni.
Torino, 28 febbraio 2026



