Pochi forse lo sanno, ma Luigi Pagliani, l’iscritto numero 1 all’Ordine di Torino, è stato una delle figure più importanti della storia sanitaria italiana, uno dei padri fondatori della disciplina medica “dell’Igiene e della Sanità pubblica”. Il 22 dicembre 1888 l’allora primo ministro Francesco Crispi lo chiamò a Roma per realizzare la prima riforma sanitaria italiana, poi ricordata come legge Crispi-Pagliani. Tutti, oggi, sottolineano l’importanza della prevenzione. Pagliani ne è stato un illuminato promotore: la sua legge indicava come pietre miliari della prevenzione la fornitura di acqua potabile, l’importanza di creare fognature, l’urgenza del controllo degli alimenti, l’igiene delle abitazioni. E con la sua legge nacque il Consiglio Superiore di Sanità e la figura dell’ Ufficiale sanitario in ogni Comune.
La storia di Luigi Pagliani riemerge ora dal ricchissimo archivio dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Torino che il 5 giugno (dalle 18,30 alle 22) riapre le porte della sede, Villa Raby, in occasione di Archivissima 2026 (4-7giugno) e della sua Notte degli Archivi. E’ il secondo appuntamento, dedicato a cittadini curiosi e addetti ai lavori, storici e sociologi, con il tesoro nascosto che sta venendo alla luce grazie alla volontà dell’Ordine di restituire alla città questo enorme scrigno di memoria, e al lavoro appassionato di due archiviste, Benedetta Gigli e Diana Cossa: 28.200 fascicoli in totale, 12.500 già schedati relativi al periodo 1912-1984. Il lavoro di riordino è stato avviato nel 2024 «e ci ha regalato un patrimonio di grandissimo valore – dice il presidente di OMCeO Guido Giustetto – storie, racconti, aneddoti, stralci di vita di mediche e medici, testimonianze che aiutano a ricostruire i progressi della medicina, il clima della sanità piemontese di inizio ‘900 e, insieme, le evoluzioni culturali e sociali del Paese».
L’archivio custodisce anche gli albi del periodo fascista, compreso quello dei cosiddetti “ebrei discriminati”. Si trattava di professionisti, che avendo acquisito meriti verso lo Stato o il regime, non venivano espulsi, ma spostati in appositi “elenchi aggiunti”. Sebbene ancora iscritti all’Ordine, la loro attività era fortemente limitata: potevano assistere altri ebrei e, solo in casi eccezionali, i cittadini ariani. Al contrario, gli ebrei definiti “non discriminati” venivano radiati direttamente dall’albo. Dal 1943, tuttavia, questa distinzione venne cancellata: ogni tutela decadde e tutti i medici ebrei, indipendentemente dai meriti passati, furono perseguitati ed esclusi definitivamente dall’Ordine.
Fra i documenti che saranno esposti il 5 giugno anche un opuscolo scritto da Giuseppe Massa, che nel 1912 organizzava conferenze di “propaganda igienica” rivolte alla popolazione, illustrate con “proiezioni luminose”. Risale invece agli anni del dopoguerra la storia di Secondo Origlia, che nel 1948 scrisse una lettera all’allora presidente dell’Ordine per invitarlo a partecipare all’inaugurazione di un “Centro Guida Matrimoniale”. Nel 1951 venne denunciato e rinviato a giudizio per aver scritto un opuscolo dal titolo “Procreazione volontaria e igiene dell’accoppiamento”. L’accusa nei suoi confronti era la violazione dell’articolo 553 del Codice Rocco, che puniva la propaganda e l’incitamento a pratiche contraccettive come reato contro l’integrità della stirpe. Venne assolto il 20 novembre del 1952.
Per la locandina dell’iniziativa la scelta è caduta sui volti di tre “Cervelli in fuga” della medicina torinese: Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Salvatore Luria, tutti formati alla scuola dell’anatomista di fama internazionale Giuseppe Levi. Tutti e tre hanno conquistato il Nobel, tutti e tre sono stati costretti ad uscire dall’Italia per realizzare il loro sogno di ricerca. Ma per Montalcini e Luria la prima causa di allontanamento non è stata la legittima ambizione personale, ma i diktat delle leggi razziali del 1938. “Io sono di razza ebraica”, scrisse Montalcini su un foglietto di ricettario ritrovato fra i documenti dell’Archivio. Fra i più preziosi anche il Codice di deontologia medica, approvato a Torino nel 1912, all’indomani della promulgazione della legge 455 istitutiva dell’Ordine dei Medici.
Un tesoro immenso, anche le lettere e i racconti scritti da mediche e medici, opinioni ed emozioni che risalgono anche ad anni più recenti. Le impressioni della dottoressa Emiliana Bertoldo sulla frustrazioni dei medici che lavorano in pronto soccorso saranno interpretate dall’attrice e scrittrice Eleni Molos (cresciuta nel Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti) e diffuse in un video che sarà presentato il 5 giugno nella sede di Villa Raby e postato sul sito dell’Ordine e sui canali social. Era il 1999 ma le sue parole sembrano provenire da un qualsiasi pronto soccorso cittadino degli anni 2020, sovraffollato di pazienti spazientiti a cui si fa fatica a dedicare l’attenzione che si vorrebbe. «Non hai il tempo di parlare con il malato – scriveva – né tanto meno con i familiari, perché per ogni caso che esamini, altri cinque o sei sono già lì, in attesa, e di questi non sai proprio nulla se non l’impressione molto soggettiva che si può ricavare dalla descrizione fatta dall’infermiera che ha “accettato” il malato…E intanto, da dietro la porta, senti la fatidica frase “qui si può anche morire”. Perché ogni attesa, anche breve, non è più concepibile. Tutti vogliono tutto e il tutto lo vogliono subito». Il 5 giugno Emiliana Bertoldo sarà presente alla Notte degli Archivi.
Il percorso attraverso il quale i saranno condotti i cittadini che avranno voglia di cogliere questa opportunità intreccia ricerca scientifica e trasformazioni sociali, restituendo alla comunità storie e documenti di grande valore storico e culturale. I “Ciceroni” saranno il presidente di OMCeO Guido Giustetto, Franco Lupano e Luisa Ferrari, rispettivamente coordinatore e componente della Commissione Storia dell’Ordine, e Gian Luigi Canata, autore di uno studio storico-documentale sulla vita professionale del nonno, medico condotto nelle Valli di Lanzo.
I posti sono limitati. E’ dunque consigliabile prenotare per accedere con priorità all’evento, che include la visita degli archivi. Ultimo ingresso alle 21.
Il link diretto alla pagina per l’iscrizione è https://omceo-to.it/archivissima-5-giugno-2026/





