Il 4 novembre, a Palazzo Saluzzo Paesana, Heath, per anni medica di base nei quartieri degradati di Londra, dialogherà sul valore della letteratura nella pratica clinica, a partire dal carteggio con lo scrittore John Berger raccolto nel volume Modi di imparare.
La letteratura può insegnare ai medici a guardare meglio, ad ascoltare con attenzione e a comprendere la complessità delle persone? È da questa domanda che prende le mosse l’appuntamento a cura del Pensiero Scientifico Editore in collaborazione con l’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Torino, in programma mercoledì 4 novembre alle 17, nella Sala Paradiso di Piano Nobile, a Palazzo Saluzzo Paesana.
Al centro dell’incontro il volume Modi di imparare, pubblicato da Pensiero Scientifico Editore, che raccoglie il carteggio tra Heath e John Berger, scrittore, artista e critico d’arte, vincitore del Booker Prize nel 1972 con il romanzo G. Per quasi vent’anni i due hanno condiviso riflessioni, esperienze e interrogativi, dando vita a un dialogo capace di attraversare i confini tra medicina, letteratura e osservazione del mondo.
Medicina e letteratura si incontrano così in una riflessione sul significato profondo della cura: non soltanto una pratica fondata su conoscenze scientifiche e competenze tecniche, ma anche una relazione che richiede capacità di osservazione, ascolto e comprensione delle storie individuali.
Iona Heath è figura di riferimento nel dibattito internazionale sulla medicina generale e sull’equità nell’assistenza sanitaria. Per oltre trent’anni ha lavorato in quartieri svantaggiati di Londra, confrontandosi quotidianamente con le conseguenze delle diseguaglianze sociali sulla salute e sull’accesso alle cure. È stata presidente del Royal College of General Practitioners e, dal 2004 al 2009, ha presieduto il Comitato etico del British Medical Jurnal
Da tempo critica le derive commerciali dell’assistenza sanitaria e le politiche che rischiano di trasformare la salute in una merce, alimentando diseguaglianze e discriminazioni. Nel saggio Contro il mercato della salute ha affrontato le contraddizioni dei sistemi sanitari dei Paesi sviluppati, sostenendo una concezione della medicina attenta alla persona e critica nei confronti dell’eccesso di diagnosi e degli interventi non sempre necessari.
In Modi di imparare, Heath racconta quanto la lettura delle opere di Berger, insieme all’amicizia e alla corrispondenza con lo scrittore, abbia inciso sul suo modo di intendere ed esercitare la professione medica. Il confronto le ha permesso di esplorare livelli più profondi di consapevolezza e intuizione, trasferendoli nella pratica quotidiana. Le lettere restituiscono il percorso di questa trasformazione: un apprendimento reciproco nel quale la letteratura diventa uno strumento per interrogare l’esperienza clinica e la medicina offre a sua volta uno sguardo privilegiato sulla fragilità umana, sulle relazioni e sul significato del prendersi cura.
L’incontro torinese, in cui è prevista la traduzione simultanea, sarà dunque l’occasione per riflettere sul ruolo della letteratura nella formazione di chi esercita la medicina: leggere può aiutare a riconoscere le sfumature delle esperienze di malattia, a prestare attenzione alle parole dei pazienti e a non ridurre una persona alla diagnosi. Al tempo stesso, l’esperienza della cura può offrire a chi scrive nuove chiavi di lettura dell’esistenza e delle relazioni umane.
A dialogare con Iona Heath saranno Angelica Salvadori, vicepresidente della Commissione Albo Medici dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino, e Giuseppe Naretto, anestesista, scrittore e saggista torinese. Ad aprire l’incontro Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino. La moderazione è affidata a Maria Nadotti, giornalista, saggista, consulente editoriale e traduttrice.
«Un’occasione per mettere in dialogo saperi e linguaggi diversi e tornare a una domanda essenziale, tanto per la medicina quanto per la letteratura – osserva Giustetto – : come imparare a vedere davvero l’altro, ad ascoltarne la voce e a riconoscerne la storia?».
