“Ogni aggressione è una ferita per l’intero sistema sanitario”. L’Ordine dei Medici di Torino chiede interventi strutturali sulla salute mentale ed esprime vicinanza agli operatori dopo il grave episodio all’ospedale Martini

L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino esprime profonda vicinanza al medico, all’infermiere e a tutti gli operatori coinvolti nel grave episodio di aggressione avvenuto presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ospedale Martini di Torino.

Quanto accaduto richiama con forza l’attenzione su una realtà che i professionisti della salute mentale affrontano ogni giorno: lavorare in contesti clinici complessi, spesso con risorse insufficienti, carichi assistenziali crescenti e una domanda di cura in costante aumento. Medici, infermieri, psicologi, educatori, tecnici della riabilitazione psichiatrica, operatori socio-sanitari e tutto il personale dei servizi psichiatrici svolgono un lavoro essenziale, delicato e ad alto impatto umano, garantendo cura, ascolto e contenimento clinico anche nelle situazioni di maggiore sofferenza.

La sicurezza degli operatori sanitari deve essere considerata una priorità non negoziabile. Tuttavia, è altrettanto necessario ricordare che la sicurezza riguarda anche i pazienti ricoverati, spesso fragili ed esposti anch’essi al rischio quando si verificano episodi di grave disregolazione comportamentale o aggressività all’interno dei reparti. Proteggere chi cura significa anche proteggere chi è curato.

L’Ordine sottolinea inoltre un punto fondamentale: la gestione delle situazioni di maggiore rischio richiede una risposta coordinata, in cui le competenze sanitarie e quelle di sicurezza siano chiaramente definite e integrate. I servizi psichiatrici ospedalieri non possono essere lasciati soli nella gestione di situazioni che, per intensità e pericolo, richiedono il coinvolgimento tempestivo di più attori istituzionali.

Quanto accaduto, richiama anche l’urgenza di rafforzare e rendere effettivamente applicate procedure operative condivise per la gestione delle emergenze nei reparti psichiatrici e in situazioni analoghe che possono verificarsi in Pronto Soccorso, dove pazienti in condizioni di grave sofferenza psichica potrebbero aver bisogno di  interventi tempestivi, coordinati e sicuri. In contesti di questo tipo, eventuali incertezze operative o differenze interpretative sulle modalità di intervento possono esporre ulteriormente operatori e pazienti a situazioni di rischio. Le modalità possono infatti risultare eterogenee tra territori e presidi: proprio per questo è necessario promuovere indicazioni più chiare, omogenee e condivise tra aziende sanitarie, istituzioni e forze dell’ordine, affinché la tutela degli operatori e dei pazienti sia garantita in modo uniforme e non dipenda dalle singole circostanze.

«Ogni aggressione a un medico, a un infermiere o a un operatore sanitario è una ferita per l’intero sistema di cura», dichiara il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Torino Guido Giustetto. «Ai colleghi coinvolti e a tutto il personale della salute mentale va la nostra piena solidarietà. Ma la solidarietà, da sola, non basta: occorre garantire condizioni di lavoro sicure, organici adeguati e procedure operative condivise, perché nessun professionista debba sentirsi solo di fronte al rischio».

«Da psichiatra che lavora in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura conosco direttamente la complessità di questi contesti», aggiunge  Francesco Cuniberti, consigliere dell’Ordine. «La maggior parte dei pazienti psichiatrici non è violenta e va evitata ogni forma di stigma. Proprio per questo è necessario distinguere la cura della sofferenza mentale dalla gestione di situazioni di pericolo acuto, talvolta imprevedibili e non sempre riconducibili a una patologia psichiatrica, ma anche a condizioni diverse, come l’abuso di sostanze. Gli operatori sanitari devono poter curare in sicurezza, e i pazienti devono poter essere assistiti in luoghi protetti, con équipe sufficienti e strumenti adeguati».

L’Ordine dei Medici di Torino ribadisce quindi la necessità di un intervento strutturale sulla salute mentale, che parta anche dal rafforzamento e dall’effettiva applicazione dei protocolli esistenti: più personale, maggiore integrazione tra ospedale e territorio, percorsi appropriati per i casi ad alta complessità e una chiara assunzione di responsabilità istituzionale.

La cura della salute mentale è un diritto delle persone. La sicurezza di chi cura e di chi viene curato è un dovere dell’istituzione.

Torino, 1 luglio 2026