Molti sono ancora i punti da chiarire nel progetto per il futuro Parco della Salute di Torino. Un buon progetto dal punto di vista strutturale (un aspetto sul quale peraltro non abbiamo una competenza specifica), che a nostro giudizio dovrebbe essere invece ulteriormente discusso e approfondito dal punto di vista clinico, a partire dal ruolo del nuovo polo sanitario all’interno della rete sanitaria torinese, ancora tutta da definire. Non solo quella ospedaliera, con la distribuzione delle diverse specialità nell’area medica e chirurgica, tenendo presente i dati epidemiologici sul fabbisogno di ospedalizzazione, ma anche la relazione con la rete delle nuove case di comunità, in via di realizzazione e tuttora carenti di molti dei servizi previsti dalla normativa. Per quanto riguarda la rete ospedaliera, i quesiti riguardano il ruolo dell’ospedale Cto e come si conciliano le dichiarazioni di questi mesi sul futuro degli ospedali di area materno-infantile, Sant’Anna e Regina Margherita, con il progetto attuale che non indica lo scorporo.
L’assenza di una visione integrata di rete rischia di determinare sovrapposizioni, duplicazioni o, al contrario, vuoti assistenziali. Della riduzione complessiva dei posti letto rispetto alla situazione si è detto e se ne discute da diversi anni, ma un’analisi più dettagliata sarebbe a questo punto opportuna per evitare contraddizioni fra modello teorico e applicazione.
Come Ordine dei Medici e Odontoiatri di Torino, dunque, in risposta alla richiesta di parere da parte della Conferenza di servizi prima dell’approvazione definitiva del progetto, abbiamo analizzato alcuni aspetti e proposto una riflessione su temi che riteniamo centrali.
Parco della Salute di Torino: dimensionamento dei posti letto e assetto delle specialità internistiche
Dall’analisi della documentazione progettuale del Parco della Salute emerge una rilevante riorganizzazione dell’assetto delle degenze, con particolare riferimento all’area medica e, in misura poco valutabile, anche a quella chirurgica.
Rispetto a quest’ultima, i posti letto chirurgici previsti nel progetto sono 306 ma comprendono parte dei letti oggi dedicati alla chirurgia femminile presenti all’ospedale Sant’Anna e quelli chirurgici non ortopedici del CTO. Il confronto dei dati risulta pertanto complesso, pur lasciando intuire un taglio rispetto ai posti letto ora presenti. Il ridimensionamento non è poi accompagnato da una chiara dimostrazione dei volumi di attività previsti, né delle modalità di compensazione attraverso l’incremento dell’attività.
Per quanto riguarda l’area medica, il progetto prevede una dotazione complessiva di 127 posti letto, organizzati secondo un modello flessibile per intensità di cura e non articolati per singola disciplina. Questa configurazione rappresenta un ridimensionamento sostanziale rispetto alla dotazione attuale dei presidi della Città della Salute.
Sulla base dei dati disponibili, l’attuale sistema ospedaliero (Molinette e CTO) presenta una dotazione di posti letto di medicina stimabile in oltre 400 posti letto. Comprendendo, oltre alla medicina interna in senso stretto, anche le principali specialità internistiche quali pneumologia, nefrologia, geriatria, endocrinologia e neurologia. Anche limitando il confronto alla sola medicina interna “pura”, la dotazione attuale risulta comunque superiore a quella prevista nel nuovo assetto.
Alla luce di questi elementi, il progetto determina una significativa riduzione della capacità complessiva di ricovero in ambito medico, particolarmente evidente se si considera l’insieme delle discipline internistiche oggi presenti.
Parallelamente, si osserva una mancata esplicitazione delle singole specialità internistiche all’interno del nuovo modello organizzativo. Discipline quali neurologia, pneumologia, nefrologia, endocrinologia e geriatria non risultano infatti individuate come aree di degenza dedicate, ma appaiono verosimilmente ricomprese all’interno di un’unica area medica indistinta. Tale impostazione, pur coerente con il modello per intensità di cura, solleva rilevanti criticità in termini di coerenza tra offerta assistenziale e fabbisogno epidemiologico del territorio.
Nel complesso, il modello proposto, basato su flessibilità organizzativa e gestione per intensità di cura, non risulta,nei documenti analizzati, sufficientemente supportato da elementi quantitativi e operativi idonei a dimostrarne l’adeguatezza. In particolare, non emergono dati relativi ai volumi di attività attesi, ai fabbisogni di personale e alla reale capacità del sistema di assorbire la domanda assistenziale e di ricovero tramite il Pronto Soccorso attualmente garantita dai presidi esistenti.
Parco della Salute di Torino: CTO
Nel progetto del Parco della Salute è previsto il riassorbimento delle attività del CTO all’interno del nuovo complesso ospedaliero. Tuttavia, dai precedenti documenti analizzati, emerge come il CTO venga ancora di fatto configurato come presidio autonomo di tipo hub, dotato di Pronto Soccorso e destinato alla gestione di casi di media intensità, non solo di ortopedia.
Questa impostazione determina una evidente incoerenza del modello organizzativo. La coesistenza di due poli con accesso in emergenza comporta una duplicazione dei servizi, particolarmente critico per quel che riguarda le patologie tempo-dipendenti, e una moltiplicazione dei relativi costi.
A ciò si aggiunge una duplicazione delle risorse professionali, difficilmente sostenibile in un contesto già caratterizzato da carenza di personale, nonché una riduzione dell’efficienza complessiva del sistema.
Ulteriore criticità è rappresentata dall’impossibilità, in presenza di accesso diretto tramite Pronto Soccorso, di selezionare efficacemente i casi a media intensità. Il PS, per sua natura, non consente un filtro preventivo adeguato, determinando inevitabilmente una mescolanza di livelli assistenziali che contraddice l’impostazione teorica del modello.
Alla luce di tali elementi, è necessario chiarire in modo esplicito quale sia il destino previsto per l’ospedale CTO, sia in termini di ruolo nella rete ospedaliera sia in relazione alla sua eventuale integrazione o mantenimento come presidio autonomo.
Sant’Anna e Regina Margherita
Dalla documentazione emerge la presenza di un’area materno-infantile articolata e concentrata nei livelli superiori della struttura. Si evidenzia che questa ipotesi sembra in contrasto con la recente determinazione della Regione di scorporare dall’edificio oggetto della progettazione le attività inerenti all’assistenza materno-infantile e alle patologie della donna
Il confronto con l’attuale Ospedale Regina Margherita evidenzia una significativa riduzione della dotazione complessiva di posti letto pediatrici, non accompagnata da una chiara esplicitazione delle modalità di compensazione attraverso la riduzione dei ricoveri o l’incremento dell’attività ambulatoriale o territoriale.
Attualmente i letti del Regina Margherita sono 204; nel progetto si riducono a 125 :
- 22 chirurgia pediatrica
- 15 neuropsichiatria infantile
- 28 pediatria generale e specialistica
- 25 oncoematologia pediatrica
- 35 patologia neonatale
- Totale 125
Nell’attuale ospedale Sant’Anna sono complessivamente presenti 324 posti letto, destinati non solo all’attività ostetrica, ma anche alla gestione delle patologie ginecologiche e della chirurgia femminile. Nel progetto del Parco della Salute, questa dotazione risulta significativamente ridotta, con una previsione di 53 posti letto ostetrici, a cui se ne aggiungono 15 di terapia intensiva neonatale. Di fatto, una parte rilevante dei letti del Sant’Anna (ginecologia e chirurgia della donna) non è più nell’area ostetrica, ma confluisce nel blocco chirurgico generale.

Analisi epidemiologica e di rete e sulla didattica
Si rileva preliminarmente come risulti particolarmente complesso effettuare un confronto puntuale tra l’assetto attuale e quello previsto dal progetto, in particolare in termini di dotazione di posti letto, a causa dell’assenza, nella documentazione disponibile, di dati aggiornati e verificabili relativi all’attività attuale della Città della Salute, quali il numero di posti letto effettivamente attivi per area (ad esempio chirurgica) e i relativi tassi di occupazione.
Si rileva inoltre l’assenza di un’esplicita definizione e analisi dei bisogni della popolazione di riferimento. Nella documentazione esaminata non emerge una valutazione strutturata dell’andamento epidemiologico, né una chiara caratterizzazione per età, tipologia di patologie e dimensione della popolazione servita.
A tale criticità si associa la mancanza di elementi operativi fondamentali per la programmazione sanitaria, poiché non risultano esplicitati i criteri con cui calcolare i volumi di attività previsti, i fabbisogni di personale, i tassi di occupazione attesi dei posti letto, né simulazioni basate su dati reali di funzionamento.
La mancanza impedisce di comprendere come il modello proposto sia calibrato sui bisogni reali del territorio, rendendo difficile valutare l’appropriatezza della programmazione dei servizi e delle dotazioni previste.
Analoga criticità riguarda la mancata esplicitazione del rapporto con la rete ospedaliera esistente e in evoluzione. In particolare, non risulta analizzata la connessione con altri presidi, tra cui l’ospedale di Moncalieri e, più in generale, il riassetto previsto con la realizzazione del nuovo ospedale dell’ASL TO5.
Infine, non emerge una valutazione del ruolo delle strutture territoriali e intermedie, quali case e ospedali di comunità, lungodegenze, riabilitazione e servizi di assistenza territoriale, che risultano fondamentali per garantire la continuità assistenziale e la sostenibilità del sistema ospedaliero.
Alla luce delle considerazioni citate, il progetto appare privo di un adeguato inquadramento nel contesto epidemiologico e nella rete dei servizi, condizione indispensabile per una pianificazione sanitaria efficace e coerente.
Un aspetto altrettanto indefinito sono gli spazi per la didattica. Nel progetto definitivo (PS930-PD-00GE–CC-PG-REL-005) nel comprensorio 1 vengono individuati 5000 mq destinati alla formazione. Di questa superficie non vengono però enucleati i moduli e indicate le aree attribuite ai diversi piani.
UFFICIO STAMPA OMCeO
Sara Strippoli
Torino, 18 Aprile 2026

