Lettera aperta dei Medici di Medicina Generale

Di seguito, pubblichiamo la lettera aperta inviata da 15 Medici di Medicina Generale 

 

Torino, 8 febbraio 2022

 

La situazione della Medicina Generale che vediamo e viviamo professionalmente negli ultimi due anni ci spinge a scrivere queste righe. Non vogliono essere una riflessione polemica o sterilmente critica, ma una testimonianza di un disagio umano e professionale che ci porta con sempre maggiore difficoltà a svolgere il nostro lavoro come medico che opera nelle cure primarie.

La pandemia non ha fatto che accelerare e evidenziare criticità che erano presenti già ben prima che iniziasse. A partire dalla carenza di medici di cui si parla da circa vent’anni. Da molti anni si sapeva bene che nel 2015-2020 ci sarebbe stata una significativa carenza del personale medico, con tutte le difficoltà connesse. Il fatto che sostanzialmente non si sia fatto nulla in merito è una dolorosa testimonianza della lungimiranza dei decisori che hanno operato durante questi anni e della capacità di programmazione in ambito sanitario che andasse oltre il breve periodo e permettesse di superare i meri obiettivi economici di budget e di rientro. In questo senso la pandemia costituisce uno stress-test che ha messo in luce una fragilità di sistema che ha risvolti strutturali, ma che, in primis, parte da sofferenze e fatiche umane.

E non crediamo giusto presentare il conto di qualcosa di non programmato, di non correttamente strutturato ai medici che si trovano, loro malgrado, a lavorare in modo stressante e eccessivamente faticoso, in una realtà che non permette loro di svolgere, con la dovuta cura, la propria professione. Perché non permettere ai medici di avere spazi di lavoro consoni, dignitosi, spazi di riposo doverosi, tutele dovute, significa procurare quelle che Dean e Talbot chiamano “moral injuries”: “Physicians aren’t ‘burning out’. They’re suffering from moral injury”.

Perché è facile etichettare come burn-out il consumo fisico e psichico dei medici, relega a una dimensione individuale, a interventi sul singolo una problematica ben più complessa che ha radici strutturali ben più grandi del singolo medico. Perché se ci sono “moral injuries” dovrebbero esserci approcci strutturali e strutturati che portino a una programmazione seria di lungo periodo, a una presa di responsabilità da parte delle Istituzioni che facciano percepire, concretamente, che i medici sono una risorsa preziosa (ed ormai rara…) e non solo una risorsa da spremere sino alla loro consunzione.

Il lavoro del medico dovrebbe partire da una relazione di cura: una relazione personale per la quale sono richiesti tempi dedicati per i quali non si può scendere sotto certi minimi, pena inficiare sostanzialmente la relazione stessa. La percezione che abbiamo è che la relazione sia stata scambiata con una produttività esasperata per la quale il lavoro diventa un numero di “accessi” da attuare in un certo tempo, in cui gli aspetti burocratici sono il fine primo ed ultimo ed in cui un vero e corretto approccio clinico non sia davvero possibile. Prova ne sia il fatto che, a tutti i livelli, territoriali o ospedalieri, con un personale sempre più ridotto, il carico di lavoro sta costantemente aumentando. Sarebbe come se si facesse funzionare un motore ad un numero di giri sempre maggiore: raggiunta la coppia massima il motore non genera più potenza, genera solo più stress meccanici con il rischio di guastarsi prima. La domanda che ci poniamo è: dove sta il limite oltre il quale non possiamo arrivare? Qual è la coppia massima del motore di ciascun medico? E’ giusto chiedere a un medico un ritmo di lavoro che superi questo livello di guardia? Difendersi, adducendo come motivo delle richieste in aumento la carenza di personale, non permette a chi opera sul campo di lavorare meglio. C’è un limite oltre il quale la fatica favorisce e induce l’errore, un limite oltre il quale non ci sono più risorse per coltivare spazi di vita che permettono di rigenerarsi, di ricaricarsi, c’è un limite oltre il quale non è etico chiedere di più.

Lavorare tutti i giorni 10-12 ore, esposti a telefonate continue, email, SMS, Whatsapp, visite ambulatoriali e domiciliari è etico?

Aumentare il numero massimo di persone che ciascun medico di famiglia può curare non è un approccio sensato ed efficace: se il fine è dare, sulla carta, un medico a tutti i cittadini a prescindere dalla qualità del servizio erogato basterebbe dirlo con franchezza e sincerità, soprattutto ai cittadini. E non basterà credere che nuovi sistemi informatici permetteranno una migliore gestione: questo potrebbe essere utile a gestori di un flusso dati o a gestori di dinamiche economiche, non a medici che vogliono vivere una umana ed empatica dimensione professionale.

In tutto questo si inserisce un carico burocratico che rende arido e freddo il lavoro del medico. Siamo consapevoli che una parte del lavoro debba necessariamente comprendere una dimensione burocratico-amministrativa, ma quando il tempo speso per questa parte supera quello a disposizione per vivere una vera dimensione clinica, probabilmente qualcosa nel sistema non sta funzionando.

Se la percezione del proprio essere medico ci porta a sentirci dei dispensatori di certificati e di prescrizioni (spesso neanche come prescrittori diretti, ma come ri-prescrittori “obbligati”…), il malessere professionale cresce davvero molto. Anche perché ci sarebbero molti modi per ridurre in maniera sostanziale tale carico burocratico e la domanda dolorosa è: perché non si lavora in tal senso? Come specificato nell’articolo 1 comma 8 della legge del 22 dicembre 2017: “Il tempo della comunicazione medico-paziente costituisce tempo di cura”… Perché allora non si lascia il tempo al medico di vivere una relazione di cura vera?

Guardandoci attorno vediamo e percepiamo un profondo e diffuso malessere lavorativo: c’è un esasperato turn-over lavorativo che è una concreta spia di questo malessere, spesso finalizzato a lasciare il Servizio Sanitario Regionale. Tutto questo in un assordante silenzio: il Servizio Sanitario Regionale dovrebbe essere la realtà in cui ogni medico dovrebbe poter trovare il meglio professionale, in cui ogni cittadino dovrebbe sentirsi accolto sia come lavoratore che come utente. Il Servizio Sanitario Regionale dovrebbe essere il concretizzarsi dell’Articolo 32 della Costituzione. E’ davvero doloroso vedere il Servizio Sanitario Regionale depotenziato, reso pesante, di difficile accesso…

Alle Istituzioni chiederemmo di essere franche e sincere: la situazione è critica. Riteniamo che sia doveroso dirlo senza nascondersi, perché non è negando che si costruisce un percorso di rinnovamento. Se le risorse umane sono meno che in passato non si può far credere ai cittadini che tutto sarà come prima. Bisogna sensibilizzare e informare, comunicare che, anche in campo sanitario, ci sono accertamenti, esami indispensabili, utili, futili, inutili. E questi concetti non possono essere delegati unicamente ai medici, spesso ai medici di famiglia, che sono lasciati soli a reggere pressioni ed interessi enormi.

In conclusione un’ultima osservazione che ci teniamo a sottolineare: queste nostre parole non mirano a rivendicazioni economiche. Quello che chiediamo è di poter avere una dimensione lavorativa più umana, che ci consenta di vivere una relazione medico-paziente vera e proficua. In sintesi non chiediamo più soldi, chiediamo una migliore qualità lavorativa per poter curare meglio le persone.

 

 

Dr. Marco Peretti ex Medico di Medicina Generale – Torino (dimissioni rassegnate dal 05/01/2022)

Dr.ssa Barbara Baiotto Medico di Medicina Generale – Torino

Dr. Giuliano De Santis Medico di Medicina Generale – Torino

Dr. Giacomo Casale Medico di Medicina Generale – Camerano, Casasco, Settime, Chiusano, Cinaglio (Asti)

Dr.ssa Barbara Leoncini Medico di Medicina Generale – Avigliana (Torino)

Dr.ssa Ilaria Franco Medico di Medicina Generale – Alba (Cuneo)

Dr.ssa Simona Mela Medico di Medicina Generale – Alba (Cuneo)

Dr.ssa Carmen Usai Medico di Medicina Generale – Torino

Dr.ssa Paola Pittau Medico di Medicina Generale–Torino

Dr.ssa Emanuela Composto Medico di Medicina Generale – Torino

Dr.ssa De Caro Patrizia Medico di Medicina Generale – Torino

Dr.ssa Luisella Miglietta Medico di Medicina Generale – Torino

Dr. Federico Turbiglio Medico di Medicina Generale – Torino

Dr.ssa Cinzia Garnero Medico di Medicina Generale – Busca (Cuneo)

Dr. Giacomo Ceci Medico di Medicina Generale – Torino

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