L’ACQUA CORRENTE IN CASA CI RENDE PIÙ PIGRI!

art32

di Mario Nejrotti
All’inizio dell’800 qualche nostalgico del “bel tempo passato” avrebbe potuto affermare che, quando si doveva camminare per procurarsi l’acqua, il fisico era più elastico e scattante! Ogni epoca ha le proprie valutazioni sugli effetti del progresso sull’uomo.
Un articolo, non recentissimo, del marzo 2015, riapparso da qualche giorno sulle News Letter di Popular Science, (vedi) dal titolo catastrofistico, ma efficace: “Gli smartphone portano a pigrizia mentale”, citando una ricerca comparsa su Computers in Human Behavior “The brain in your pocket: Evidence that Smartphones are used to supplant thinking”,(vedi) asserisce che le persone che possiedono una intelligenza più intuitiva e tendono ad affidarsi all’istinto per risolvere i problemi, sono molto propense ad considerare il loro smartphone uno strumento prevalente per ricercare nozioni anche note, per evitare la fatica di richiamarle ed elaborarle. I “pensatori analitici”, invece, sono inclini a riflettere di più e ad affrontare i problemi in modo più logico.
La disponibilità, però, in rete di immense banche dati renderebbe tutti più pigri mentalmente, seguendo l’inclinazione umana a fare la minore fatica possibile per risolvere i problemi.
La preoccupazione che l’uomo cambi e si abitui sempre di più a “delegare” ad una “memoria esterna” i dati che gli servono per risolvere i problemi è certamente condivisibile.
Una riflessione comunque si impone.
Quante nozioni, che in qualche modo abbiamo immagazzinato, sono poi realmente disponibili quando è necessario. Che livello di risposte possiamo dare, basandoci solo sui nostri ricordi e sulle esperienze personali, allo sterminato numero di quesiti che nel tempo ci poniamo?
E qualora queste risposte non siano presenti che cosa dovremmo fare per mantenere integra e “pura” la nostra memoria interna e soprattutto indipendente da ausili informatici? Dovremmo dedicare ore e ore a memorizzare dati di ogni tipo e metodi per facilitare la memoria e ricordare nozioni, creando agganci e collegamenti continui. Un tale modo di vivere certo di moda ai tempi di Pico della Mirandola, per una ristretta cerchia di persone, è ancora compatibile e generalizzabile al giorno d’oggi?
Le enciclopedie, i sussidiari e bignami sono ormai strumenti lenti, goffi, necessariamente limitati e troppo poco aggiornati. Essi, però, svolgevano la stessa funzione delle banche dati informatiche. Il nostro cervello non era danneggiato durante la consultazione della Treccani, alla ricerca di nozioni dimenticate o confusamente inservibili? L’assenza di pigrizia dipende solo dalla velocità di reperimento delle nozioni e dalla qualità del mezzo: carta o banca dati informatica?
Probabilmente il cuore del problema, quando lo scibile diviene smisurato rispetto alle capacità umane, sta non tanto nel cercare di mantenere il numero maggiore possibile di nozioni a mente, ma di non perdere la capacità di farsi delle domande e di saper scegliere dove andare a cercare le risposte.
E quindi, certamente la tecnologia plasma le capacità cognitive in molti aspetti. Per citarne alcuni:il modo di sognare, sempre più spesso a colori, influenzato da cinema e televisione; l’emotività, che viene meno tenuta a freno per l’uso diffuso di videogiochi violenti e troppo coinvolgenti; la qualità del sonno, che può essere ridotta dall’uso stesso di reader e smartphone prima dell’addormentamento; la creatività, che sembra migliorare con l’uso di internet; le stesse capacità visive, potenziate dall’abitudine ai video giochi. Un’interessante discussione su questi temi è esposta dalla rivista State of Mind (vedi) in un articolo a firma Serena Mancioppi.
Avere sempre più dati e strumenti a disposizione,in conclusione, non sembrerebbe di per sé essere causa di pigrizia mentale: è, come sempre, l’uso e l’abuso si può fare dell’offerta tecnologica.
Oggi il nostro Pico della Mirandola sfigurerebbe davanti a qualunque fruitore di Google dotato di maturità, spirito critico e capacità di ricerca nella rete. La sua proverbiale memoria non verrebbe ricordata più da nessuno.

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