Presentazione Romanzo “Il ladro di rose” – 16.12.2023 ore: 18.00

 

                              IL LADRO DI ROSE           

 

 Ecco le motivazioni dell’autore in risposta a otto domande

– Parli del suo libro in 5 righe

Un tuffo poetico nei trascorsi fluidi di giovani adolescenti di ieri e di oggi. Le conseguenze esistenziali e vitali nel male e nel bene. Il cuore delle idee che orientano e disorientano l’animo. Un pensiero narrativo scritto nella realtà, che viene a galla come un fiume in piena. Parole venienti libere e concrete. Travolgono nel ritmo delle esperienze dei personaggi eroici. Simili in epoche diverse, ironici e fieri. Le memorie rigenerano il presente, il quale, alimenta il principio speranza. Il sogno, sorgente di vita.

– Perché ha deciso di scriverlo?

Un giorno ho marinato la scuola. Avevo ventidue anni e molto in crisi e ribelle ancora, ma autonomo. Ero più grande dei miei compagnucci. Avevo fatto già l’emigrante quasi bambino in Germania, Milano, a  Torino, dove restai più a lungo, per i suoi portici accoglienti che ti portano verso il fiume del mare dei ricordi. Reiscritto a scuola superiore a diciannove anni con quelli di 14. Fatto il primo anno sono partito per il servizio militare un anno. Ora ero iscritto al secondo anno dopo l’interruzione in caserma. La mia scuola media aveva escluso parecchi giovanetti di campagna più dediti alle bestie. Ne avevo vissute di cotte e di crude nel periodo post sessantottino e mi ero salvato, dai facinorosi della lotta armata. Grazie ai legami familiari, alle origini, all’appartenenza. Grazie a Dante Leopardi che conobbi in un corso per apprendisti muratori a quindici anni. Grazie alla chitarra e alla musica. Al vicolo della palla e al Matteoli degli eroi dei fumetti. All’amicizia. Alla poesia. Alla letteratura e filosofia mondiale d’occidente e d’oriente. A tutti gli autori classici e moderni di cui m’innamorai. Ai Beatles, ai Pink Floyd, a Bach e Beethoven solo per citarne alcuni. Ai cantautori e ai musicisti che mi catturarono insieme a Freud e Jung per molti anni. In assoluto grazie alla ragazza che poi è diventata mia moglie e con la quale vivo da cinquant’anni. Insieme abbiamo avuto tre splendidi figli. Un maschio e due femmine. Quel giorno andai alla limpida allora, sorgente di capodacqua. Oggi parco regionale di capodacqua o delle sette cannelle verso Mola della Corte non so bene come denominato attualmente. Volevo stare da solo seduto sul greto della sorgente deserta. Scrissi qualche poesiola come m’era abitudine fare. In quel momento galleggiava sulle acque la copertina de’ La Luna e i falò, di Cesare Pavese. Mi ero arrovellato tutto il giorno sui miei trascorsi adolescenziali e mi dissi: prima che muoio devo scrivere un romanzo. La storia mi ha tenuto impegnato a lungo in famiglia e nella professione psicologica, medica. Una notte d’estate pandemica ha fatto il resto. Il mio animo ha diluviato sulla carta e piangevo tra una frase e l’altra, mentre le parole  scendevano a frotte.

– Qual è lo scopo del libro? Che messaggio vuole trasmettere?

La semplicità che è sempre difficile a farsi. L’eroismo insito in ognuno di noi per lo scorrere implacabile degli eventi, ai quali tutti dobbiamo far fronte. Riflettere sugli accaduti può aiutarci a fare meno errori o cadere nell’errore che possiamo utilizzare per migliorare. La forza dell’amore e l’ostinatezza umana per il mistero della vita che ci avvolge. La naturale e innaturale spontaneità di mettersi nudi davanti a noi stessi. Accettare le conseguenze delle nostre azioni. Andare oltre il limite solo per amore e sempre per amore nel bene e mai nel male. Realtà sociali povere e disgregate possono moltiplicare gli scompensi esistenziali. Al contrario realtà sociali ricche e coordinate da regole stereotipate e false, possono indurre in altrettante forme repressive, a danno delle esistenze ricche e povere. Il Principio Speranza si deve alimentare sempre.

Lo squilibrio umano e psichico, alberga di più in contesti difficili, ma anche in buoni contesti forme socio educative errate possono ingenerare disturbi comportamentali estremi e violenti, l’identità e l’auto riconoscimento in bene di sé stessi sono l’antidoto al possesso violento dell’altro, il seme rigoglioso della libertà e del rispetto dell’altro e dell’altra soprattutto in quest’epoca di violente aberrazioni comportamentali dei maschi nei confronti delle donne.

Altro messaggio importante: errori di gioventù non sempre rimediabili possono determinare o minare il percorso esistenziale di una persona e diventare macigni pesanti che dovremmo invece sempre sgombrare dalla nostra strada e dalle nostre vite.

– A che pubblico (o a quali pubblici) si rivolge il libro?

Pubblico di tutte le età. Chi ha raggiunto ovviamente, l’acquisizione del ragionamento astratto. E’ un confronto anche tra adolescenti di ieri e di oggi. Si riportano tanti esempi educativi formativi per famiglie in crescita. Si parla della scuola, dell’insegnamento, del bullismo e delle disuguaglianze sociali. Di vecchiaia e del fine vita. Dei giovani come degli adulti, nei contesti storico sociali di ieri nel dopoguerra e di oggi. Molte questioni sociali, sviluppo, crescita, identità di genere, maschilismi assassini deturpati negli oggetti d’amore primari, condizioni di vita adulta, immigrazione, emigrazione, conflitti bellici e impoverimenti e cambiamenti ambientali e climatici. Amore per l’ambiente e la sua tutela.

– Cosa rende speciale o unico il suo libro e cosa lo contraddistingue rispetto agli altri simili o del genere?

La schiettezza concreta linguistica, di ricchezza povera, spontanea, diluviante e straripante. Il narrare fatti accaduti cercando di far emergere la forza poetica della trama e dei personaggi, dai solchi di una realtà in regime di siccità. Coinvolgere il lettore dal primo rigo all’ultimo rigo per provare a trasmettere a lui, le stesse emozioni che provavo mentre scrivevo. Piangere e ridere con i personaggi, provare piacere e ripulsa là dove i contrasti si palesavano velatamente o marcatamente. Giocare insieme a loro con le parole e i fatti che accadevano, ascoltando i loro suggerimenti. Camminare insieme a loro cercando di leggere, nel loro ipotetico pensiero, critiche ed encomi. Il tutto naturalmente senza inganni della ragione.

– Perché una persona dovrebbe leggere il suo libro?

Per un viaggio fantastico dentro sé stessi. Narrazioni di azioni e pensieri giovanili. Riflessioni psicologiche esistenziali degne di approfondimenti. Le trasformazioni creative e straordinarie della gioventù in crescita ieri e oggi. Confrontarsi con tutti i dilemmi esistenziali e storico sociali, che ci affliggono tutti oggi e ieri. Rinfrescare le passioni amorose che sono il pane della vita. Ritrovare il bel ricordo in ognuno di noi senza il quale non siamo niente. Scandalizzarsi per le ingiustizie ci può ancora rivitalizzare e disporci al diritto di esistere tutti. Ribellarsi con mezzi idonei  è sempre giusto La nausea contro il male di vivere ci può aiutare a trovare il bene nella semplicità. Apprezzare il niente e inseguire il tutto con poco o niente. Tuffarsi nell’errore, cioè osare nella vita, cercando al meglio di subire ritorsioni. Riflettere sulla complessità che oggi ci comprende tutti e in parte ci disorienta.

A chi è stata affidata la prefazione o introduzione? Ci sono co-autori o altre figure che hanno partecipato alla stesura?

Il libro ha una prefazione della “Sapiente Scriba” Dacia Maraini. Le sue parole mi hanno commosso. La sua semplicità, mi ha catturato per sempre nel suo mondo di poetica narrativa vissuta negli atti della vita quotidiana.

C’è qualcuno che vuole ringraziare?

La mia famiglia. Mia moglie e nostri tre figli meravigliosi che stanno superando l’adolescenza e si sono inseriti da poco nella vita adulta e spero che conservino sempre la loro parte bambina.

Dacia Maraini per la sua grande sensibilità e correttezza e completezza professionale e umana.

La mia prima lettrice, e tutti gli altri pre-lettori, nonché tutti i personaggi che mi hanno ispirato per scrivere Il Ladro di Rose. Spero che un giorno, la copertina, galleggi sulle acque ancor nitide della sorgente di capodacqua o delle sette cannelle in Fondi Latina e che possa raggiungere il mare delle anime viventi.

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“I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi, delle leggi, della religione.

Vivono, discorrono, parlano di noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime della nostra memoria.

Tanto grande è la loro dignità, la loro maestà, e infine la loro santità che, se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio; non avremmo conoscenza alcuna delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi, cancellerebbe anche la memoria degli uomini…”

(da una lettera del Cardinale Bressanone al Doge di Venezia Cristoforo Moro, Viterbo 31 maggio 1468)

“Chi non legge ha solo la sua vita, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver, e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità” Umbero Eco