“Curare meglio le malattie croniche degli anziani, se possibile a domicilio”

di Giancarlo ISAIA
Professore di Geriatria e Presidente dell’Accademia di Medicina di Torino

La corretta gestione dei malati anziani, cronici e non autosufficienti rappresenta una diffusa criticità del sistema sanitario italiano, orientato prevalentemente sulla cura delle acuzie, in quanto questi malati, spesso per mancanza di opzioni alternative, vengono ricoverati in ospedale con maggiore probabilità di incorrere in ulteriori problematiche psicofisiche, come le cadute, il disorientamento temporo-spaziale, le infezioni ospedaliere. Questo problema non è affatto nuovo in quanto già nel 2015 l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) segnalò che “l’assistenza a lungo termine per gli anziani dovrebbe essere disponibile più di routine in Italia”(https://www.oecd.org/italy/Health-Policy-in-Italy-November-2015.pdf), rilevando poi, nell’aprile 2020, che “…tra le soluzioni dei diversi Sistemi Sanitari che hanno consentito di essere meglio preparati alla pandemia e che guardano al futuro della sanità e dell’economia, vi sono le cure domiciliari, soprattutto per i più anziani, anche alla luce della grave crisi delle strutture di ricovero, integrate con l’uso delle tecnologie a distanza per visite, rilevazioni strumentali, monitoraggio, diagnosi e trattamento(https://www.oecd-forum.org/posts/planning-ahead-planning-behind-in-some-ways-we-were-better-prepared-for-covid-19-than-expected).

Considerando che la popolazione anziana è destinata ad aumentare nei prossimi anni, possiamo facilmente presumere che saranno sempre più frequenti le patologie cronico-degenerative che la caratterizzano e, di conseguenza, sarebbe tempo di delineare un percorso assistenziale chiaro e condiviso per poterle curare al meglio, ma anche per razionalizzare la spesa sanitaria, rispondendo così anche alla sollecitazione della Corte dei Conti che nel 2020 ha asserito che “La mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate. Se fino ad ora tali carenze si erano scaricate non senza problemi sulle famiglie, contando sulle risorse economiche private e su un’assistenza spesso basata su manodopera con bassa qualificazione socio-sanitaria (badanti), finendo per incidere sul particolare individuale, tale carenza ha finito per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema, quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta”.

Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato il 22 giugno 2021 dalla Commissione Europea, identifica la casa come primo luogo di cura, precisando che L’investimento mira ad aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 percento della popolazione di età superiore ai 65 anni. L’intervento si rivolge in particolare ai pazienti di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti”. https://www.forumpa.it/sanita/pnrr-e-salute-ecco-cosa-prevede-la-missione-6-opportunita-per-il-sistema-sanitario-nazionale-e-paradigma-one-health/

L’Accademia di Medicina di Torino, sulla base di documentate evidenze scientifiche, ha inteso fornire un contributo alla soluzione di questo problema producendo un documento, sottoscritto e condiviso da numerosi Colleghi, nel quale vengono anzitutto richiamate le principali criticità nella gestione di questi malati, consistenti nella carenza di chiari obiettivi riabilitativi, in costi elevati, in risultati clinici insufficienti e soprattutto in conseguenze drammatiche sulla salute di una fascia debole di cittadini che, dopo decenni di lavoro, sono di fatto condannati all’emarginazione e ad una pessima qualità di vita.

E’ stato individuato l’obiettivo primario di mantenere quanto più possibile il paziente nel proprio domicilio, senza privarlo di tutte le prestazioni richieste dalle sue condizioni cliniche, ricorrendo alle soluzioni organizzative più idonee e rendendo altrettanto esigibile il diritto alle cure domiciliari come quello oggi garantito per le cure ospedaliere in elezione e in urgenza, onde evitare una sostanziale iniquità nella gestione delle diverse patologie.

Per attuare questo progetto occorre garantire da un lato prestazioni sanitarie adeguate, tempestive ed efficaci, ma dall’altro anche prestazioni sociali, in quanto è ben noto dalla letteratura internazionale che l’attivazione di un sistema flessibile di cure domiciliari, integrato con i servizi sociali, può condurre ad un minore accesso e ad una minore durata ai ricoveri ospedalieri, alla riduzione di episodi confusionali, alla diminuzione delle accettazioni nelle strutture residenziali, al miglioramento dello stato funzionale e della qualità di vita, oltre che ad una ottimizzazione dei costi. Il problema fondamentale è che i diversi operatori di cura domiciliare disponibili (Medico di Medicina Generale, Familiari o Caregiver, Assistenti Familiari, Operatori Sociali, Infermieri di famiglia e di continuità, Assistenza domiciliare integrata, Ospedalizzazione a domicilio), peraltro non sufficientemente operativi in egual misura su tutto il territorio nazionale, raramente si interfacciano in modo organizzato fra di loro e con le strutture ospedaliere e non sono sempre dotati di sufficiente personale specializzato. La letteratura è ricca di esperienze che supportano la validità di questo innovativo approccio assistenziale, il cui presupposto fondamentale è la disponibilità di operatori sanitari, medici, infermieri e OSS che, opportunamente formati, siano in grado di rispondere a questa esigenza sanitaria: una parte importante in questo contesto potrebbe essere svolta dall’ausilio delle moderne tecnologie di telemedicina, che, strutturata in modo organico, diffuso e accessibile a tutti,  può consentire, come risulta da esperienze diffuse in tutto il mondo e anche a Torino, una gestione molto sodisfacente di questi pazienti. In sostanza è necessario, quando possibile, gestire prioritariamente il paziente anziano a domicilio, ma in condizioni organizzative tali da garantirgli elevati standard di sicurezza e di approccio clinico, secondo quanto previsto dal DPCM relativo ai LEA (12 gennaio 2017), quasi del tutto disatteso, che, all’art 21 esplicita che: “Nell’ambito dell’assistenza distrettuale territoriale sono privilegiati gli interventi che favoriscono la permanenza delle persone assistite al proprio domicilio, attraverso l’attivazione delle risorse disponibili, formali e informali”. https://www.salute.gov.it/portale/lea/dettaglioContenutiLea.jsp?lingua=italiano&id=4773&area=Lea&menu=vuoto

In sintesi, il documento dell’Accademia di Medicina di Torino avanza dieci proposte organiche che potrebbero condurre ad un più efficace approccio a cittadini non autosufficienti e affetti da patologie croniche, ad un contenimento dei costi sanitari e ad una sostanziale soddisfazione dei pazienti e delle loro famiglie, spesso eccessivamente penalizzate. Con esse, ispirate anche dalla necessità che gli operatori sanitari assumano un diverso atteggiamento culturale nella gestione del paziente cronico non autosufficiente, si intende suggerire una condotta atta a promuovere una riorganizzazione delle cure per complessità clinica e funzionale, piuttosto che articolata in strutture specializzate per singole patologie, incentivando le cure domiciliari che, integrate dall’uso di moderne tecnologie, costituiscono un’eccellente ed efficace metodologia di assistenza; si auspica infine una più efficace integrazione fra le cure ospedaliere e quelle territoriali, pianificando per ciascun malato un progetto individualizzato di cura e provvedendo anche all’erogazione di sostegni economici ai familiari, se disponibili ad assistere i propri congiunti.

L’Accademia di Medicina di Torino ha inteso, con questa iniziativa, portare con forza all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica un problema sanitario con rilevanti connotazioni sociali che, considerando anche la terribile lezione della pandemia da COVID-19, si auspica possa essere meglio affrontato a livello legislativo e organizzativo, al fine d rafforzare la medicina territoriale,  sburocratizzare il sistema, porre il cittadino al centro dell’attenzione, in una logica di prevenzione primaria e secondaria delle malattie, soprattutto a beneficio dei malati anziani e non autosufficienti.

 

BIBLIOGRAFIA

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